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Il Paese è unito sulle Rinnovabili, intervista a Renato Mannheimer

lunedì, giugno 21st, 2010

Le persone in Italia sono orientate molto positivamente verso tutte le energie rinnovabili, il solare innanzi tutto, seguito immediatamente dall’eolico”, sostiene Renato Mannheimer, alla guida di ISPO, una delle più note e qualificate società di ricerca sociale, economica e di opinione. Un’indagine recentemente dall’Istituto condotta per conto di APER, l’associazione dei produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili, sul gradimento dell’eolico da parte dei cittadini,conferma ampiamente questo orientamento.

Cosa pensano invece gli italiani delle energie tradizionali e del nucleare?
C’è un’idea negativa delle fonti energetiche tradizionali, come petrolio e carbone, a cui corrisponde viceversa un particolare favore verso i fornitori di energia che dichiarano di usare fonti rinnovabili e che vengono dunque visti con particolare simpatia. Per quanto riguarda il nucleare le persone sono divise a metà; in questo caso l’opinione è molto legata all’orientamento politico, ma ciò che prevale è una grande disinformazione, in pratica nessuno ci capisce niente.


Per leggere l’intervista completa e il focus sull’eolico scarica il pdf del numero di giugno

Idee ed innovazione, fonti alternative, riduzione dei consumi ed efficienza energetica

domenica, ottobre 18th, 2009

L’opinione di Antonio Costato, Vicepresidente Confindustria per l’Energia e il Mercato

Dott. Costato, come sarà il 2010 per l’industria italiana?
“Nel 2009 l’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale è stato pesante. Un anno fa, assistevamo al fallimento di Lehman Brothers e New York sembrava lontanissima. Oggi le imprese italiane, in particolare le PMI, sono in grande difficoltà a causa del crollo della domanda e del credit crunch. I fatturati hanno subito una forte contrazione e, in alcuni settori, sono addirittura crollati. La capacità produttiva utilizzata continua ad essere bassa e, in particolare per i beni di investimento, non si vedono ancora significativi segnali di recupero degli ordini. Solo nel 2010 avremo l’auspicata inversione di tendenza ma la ripresa sarà lenta e difficile. Ci vorranno anni per tornare ai livelli di produzione pre-crisi ed alcuni settori ne usciranno significativamente ridimensionati. Serviranno grandi ristrutturazioni, riconversioni e cambiamenti anche nelle politiche degli imprenditori. E’ uno sforzo a cui le industrie non si sottrarranno ma non basta. Anche lo Stato deve fare la sua parte e riformare la macchina perché il Paese possa ripartire

Qual è la ricetta per uscire dalla crisi e che proposte ha Confindustria?
“Il momento storico che stiamo affrontando è senza dubbio il più difficile dal dopo guerra. La crisi ci ha fatto capire che
non si può vivere di rendita e che il mercato deve produrre e distribuire risorse su baLsi meritocratiche e di giustizia. Le idee e l’innovazione sono il vero motore del futuro, se una società si adagia sulle proprie certezze e smette di costruire, rischia di rimanere al palo.
Per uscire dalla crisi dobbiamo liberarci dalle rendite e dare vita a business capaci di sostenere la complessità dei mercati globali.
Ma è anche necessario ripristinare un’idea corretta di quello che deve essere il mercato: uno strumento per creare e distribuire risorse su basi eque. È il momento di riequilibrare una situazione che ha creato tanti danni e che sarà difficile ma non impossibile recuperare solo se si interviene subito”.

La Green Economy può contribuire e in che modo a uscire dalla crisi?
Lo sviluppo delle rinnovabili rappresenta un’importante opportunità di crescita per l’industria nazionale, ma anche una sfida alla nostra intelligenza e capacità di inventare soluzioni. Confindustria è convinta che il sistema imprenditoriale italiano sia assolutamente in grado di cogliere la sfida per liberare il Paese dall’attuale dipendenza energetica lavorando su più fronti: attivazione di fonti alternative, riduzione dei consumi e messa in efficienza dei sistemi. Auspichiamo che la politica di sostegno alle rinnovabili sia modulata tenendo conto dell’evoluzione tecnologica, dei reali costi sostenuti dagli operatori e delle effettive potenzialità dei settori coinvolti. Un sistema più monitorato darà maggiore impulso allo sviluppo di soluzioni più efficienti, oggi penalizzate da un meccanismo di attribuzione degli incentivi poco selettivo e a volte troppo generoso”.