E’ la fine dell’era del petrolio?
Un disastro ambientale, quello nel Golfo del Messico, senza precedenti con costi economici, ambientali e politici incalcolabili. Una grande multinazionale, la BP che, anche se riuscisse a chiudere la falla e a bloccare la fuoriuscita del petrolio (soluzione che sembra sempre meno probabile con il passare dei giorni), dovrebbe farsi carico di responsabilità e costi che potrebbero portarla al fallimento, con conseguenze inimmaginabili per tutto il settore ed il suo indotto. Nel frattempo Obama ha dato lo stop alle perforazioni ed altri governi in tutto il mondo potrebbero seguire il suo esempio. Mentre dunque le riserve di petrolio stanno per esaurirsi, non è ipotizzabile lo sfruttamento di nuovi giacimenti; il prezzo del petrolio è nel frattempo alto e tale sembra destinato a rimanere.
L’opinione pubblica si indigna e diventa sempre più consapevole del costo di una speculazione forsennata e incosciente, grazie alle immagini di migliaia di chilometri di coste distrutte, di specie in via di estinzione, di habitat che ci metteranno decenni per tornare allo stato precedente, se mai ci riusciranno. L’Unione Europea che già ha manifestato maggiore sensibilità sulla necessità di abbattere le emissioni di CO2, potrebbe in questa fase svolgere un ruolo di traino, rispetto allo smarrimento che sembra prevalere negli Usa, la cui economia è ancora prevalentemente basata sul petrolio, per rilanciare un’economia veramente green basata su energie rinnovabili e soprattutto sul risparmio energetico, che potrebbe far leva su un’opinione pubblica molto sensibile e mobilitata sulla tutela del territorio. Ma non è affatto semplice. La fine dell’era del petrolio non si decreta per legge, né tanto meno è sufficiente chiudere il rubinetto. Se ci guardiamo intorno ci troviamo ancora in piena età petrolifera.
Cosa ne pensate? Comunicateci il vostro punto di vista, scrivendo a redazione@green-voice.eu o intervenendo sul blog


